Un feldspato di potassio vale l’altro?

Chi si occupa di ceramica sa benissimo che cosa rappresenta uno smalto. Lo smalto è la pelle di un pezzo, la faccia, la sua aura. C’è chi preferisce usare prodotti commerciali studiati e testati da altri prima di lui – cosa buona e giusta se si è alle prime armi, o se le complicazioni sono qualcosa con cui non si vuole avere a che fare. Di queste ultime persone sono assolutamente invidiosa, perché semplicemente portano al minimo tutto quello che può andare storto e vanno, dritti come treni. Questa è una filosofia. Poi ci sono quelli come me, che la complicazione la vanno a cercare con il detector. Appena percepisco che c’è una cosa in cui posso arrovellarmi fino all’esaurimento nervoso sono pronta a tuffarmi senza chiedermi se troverò acqua oppure no.

Gli smalti sono una di queste complicazioni. Sì perché mica li compro: Colorobbia, Amaco, Mayco, Botz e non so nemmeno quali altre marche ci siano in giro, non ce la faccio a comprarne. Li ho comprati, all’inizio, quando non sapevo dove mettere le mani e nessuno sapeva darmi indicazioni, poi però ho deciso che non era quello il modo, il *mio* modo. Gli li smalti li creo. Da ricette. No, non quelle che trovi su Internet o sui libri, o quelle che ti passa qualche altro ceramista… figuriamoci, sarebbe troppo facile. Gli smalti li concepisco, li pianifico, li assemblo. Prima su carta, poi nel bicchiere a botte di batch da 100 grammi. Non uso metodi empirici, non uso cifre tonde, non mischio polveri a caso. Voglio uno smalto satinato? Ecco lo smalto satinato. Uno lucido? Ecco fatto. Come? Grazie alla conoscenza della composizione di quello che sto utilizzando. Conoscendo le esatte quantità di fondenti, di vetro, di altri elementi fondamentali che sono presenti nelle materie prime da utilizzare, e, ovviamente ancor prima, conoscendo quali materiali utilizzare.

Quando ci troviamo di fronte ad un problema enorme ci sono due modi di affrontarli: vedere l’immensità del monolite impenetrabile che abbiamo davanti e scappare urlando (o ficcare la testa sotto la sabbia) oppure avvicinarsi, guardare bene e scoprire che il monolite in realtà è un muro di mattoncini sovrapposti molto bene a filo tra di loro e che ogni mattoncino in realtà è meno spaventoso di quanto si pensi.

Fatta questa premessa posso passare a parlare dell’argomento anticipato nel titolo del post di oggi: la differenza nei feldspati. Se qualcuno si è mai preso la briga di aprire Wikipedia per cercare di capire che cosa sia mai un feldspato avrà letto: “I feldspati si cristallizzano dal magma sia nelle rocce intrusive sia in quelle effusive; sono anche presenti in molti tipi di rocce metamorfiche e sedimentarie. Il nome deriva dal tedesco Feld (campo) e Spath (termine che indica in modo generico un minerale a struttura laminare). I feldspati possono essere triclini o monoclini” e qua si inizia a smettere di respirare, per poi arrivare all’apoteosi della supercazzola con: “I cristalli sono generalmente prismatici all’incirca tabulari, comunemente geminati. Nell’ortoclasio i due cristalli geminati possono essere compenetrati l’uno nell’altro”. Antani, certo.

La realtà è che a noi ceramisti serve sapere semplicemente che il feldspato è la principale fonte di fondenti alcalini non solubili (tranquilli, ci arriveremo) che servono a gettare la base della creazione di uno smalto per ceramica.

Come dicevo in uno dei primi articoli di questo blog, uno smalto ceramico deve essere composto di quattro elementi indispensabili e imprescindibili: i fondenti alcalini (comunemente sodio, potassio e litio), i fondenti alcalino terrosi (calcio, magnesio, bario, stronzio e mettiamoci anche lo zinco), il vetro (come il silicio e/o il boro) e lo stabilizzante (l’alluminio).

Tralasciando momentaneamente perché è consigliabile utilizzare dei fondenti alcalini non solubili, gli unici materiali che ci danno la possibilità di utilizzare questi elementi chimici sono i feldspati e altri minerali più o meno affini. I più comuni e reperibili tra i fornitori per ceramica sono il feldspato sodico ed il feldspato potassico.
Tipicamente abbiamo una ricetta che riporta del feldspato X, del carbonato di calcio, un po’ di argilla e forse un po’ di quarzo/selce.
Prendiamo una ricetta semplice, trasparente e lucida da cono 10 che probabilmente avremo reperito da qualche sito specializzato d’oltreoceano:

Feldspato Custer  26,3
Carbonato di calcio 21,1
Caolino (teorico) 21
Quarzo 31,6

Il feldspato Custer è un materiale che ha delle caratteristiche chimiche specifiche correlate al luogo da cui viene estratto.

Questo smalto riporta un rapporto di fondenti alcalini:fondenti alcalino terrosi pari a 0,16:0,84 (piuttosto fuori scala come rapporto ma non è quello il focus di questo post), un rapporto di silicio:alluminio pari a 7,82 che ricade perfettamente nell’area degli smalti lucidi.

Se dovessimo sostituire il Custer con uno dei feldspati potassici che troviamo in commercio in Italia della Colorobbia, mantenendo le stesse quantità dei materiali avremmo la formula seguente:

Feldspato potassico MMD157 26,3
Carbonato di calcio 21,1
Caolino (teorico) 21
Quarzo 31,6

dove FA:FAT è 0,19:0,81 e il rapporto Si/Al si attesta su un valore di 7,58

scoprendo a questo punto che i rapporti dei fondenti e del vetro sono cambiati. Sorpresa? No.

Utilizziamo un altro feldspato commercializzato dalla Keram Agency, il KA71

Feldspato KA71 26,3
Carbonato di calcio 21,1
Caolino (teorico) 21
Quarzo 31,6

FA:FAT 0,17:0,83 – Si/Al 7,64 – ancora altri valori.

Vediamo la stessa ricetta con il Feldspato potassico B60 commercializzato dalla Mineral:

Feldspato B60 26,3
Carbonato di calcio 21,1
Caolino (teorico) 21
Quarzo 31,6

FA:FAT 0,16:0,84 e Si/Al 7,84 – differenze anche qua.

Potrei continuare utilizzando altri feldspati laddove una scheda tecnica sia reperibile ma di fatto, a meno di grosse variazioni nel contenuto di potassio, (i numeri sono differenti, è vero) il risultato è all’incirca lo stesso. La variazione riguarda minimamente il contenuto di potassio rispetto a quello di sodio, che comunque è sempre presente almeno in tracce, trattandosi di un minerale estratto e non ‘assemblato’, ma sostanzialmente il risultato non cambia. Quindi la conclusione è che, almeno sulla carta, un feldspato di potassio vale all’incirca un altro.

Se qualche lettore si trovasse tra le mani una scheda tecnica di un feldspato in suo possesso e volesse verificare se sostituendolo con un altro la differenza è sostanziale può scrivere nei commenti di questo articolo.

A presto!

 

 

Articolo creato 13

15 commenti su “Un feldspato di potassio vale l’altro?

  1. Se vuoi un consiglio da un tecnico ceramico posso inviarti un file con una spiegazione su come si calcola lo smalto, che cosa è la formula Seger, le diverse materie prime da utilizzare come aggiunte nello smalto o per formulare fritte.

    1. Grazie mille Claudio, sarebbe interessante leggere l’approccio che è scritto in questo file, quindi sì, volentieri! Per quanto riguarda le fritte non so se ho capito bene, però se intendi creare le proprie fritte forse quella è una cosa in cui non penso di avventurarmi se non altro perché manco di tempo e attrezzature.

      1. Il concetto non è poter fondere le proprie fritte, ma, conoscendo il meccanismo, saperle riconoscere e sfruttarle al meglio per gli smalti che ci occorrono, ma la formula Seger serve anche per uno studio degli smalti ad alta temperatura e senza uso di frutta.

        1. Ne sono cosciente, formulo i miei smalti in accordo alla formula di Seger e a determinate proporzioni che mi permettono di predirne il risultato finale. Fritte al momento non ne uso perché lavoro quasi esclusivamente a cono 10, 1282 °C, ma prossimamente sarà il turno degli smalti a bassa temperatura, seppure quasi impossibile formularne senza impiego di fritte, purtroppo…

    1. Ciao Anna, mi dispiace darti una delusione ma non ho un file con i calcoli della formula Seger. Se sei alle prime armi (anche se è difficile sapere effettivamente il grado di conoscenza di una persona senza conoscerla) ti consiglio di prendere prima confidenza con materiali e procedure, oltre che con effetti, usando magari ricette conosciute e osservando e ragionando sempre sui risultati. Un caro saluto!

      1. Se può essere utile io ho un file dove spiego come si calcola la formula Seger, per chi vuole conoscere il metodo può essere interessante ma il problema è conoscere le corrette analisi chimiche delle materie prime che si vogliono utilizzare. La Formula Seger è utile sia per lo studio degli smalti che per quello degli impasti.

  2. Salve, perdonatemi se il mio commento non è strettamente pertinenti all’argomento. Ma ho letto le vostre parole e sono rimasto piacevolmente rapito. Arrivando al dunque, io avrei bisogno di ulexite per una formula ma non riesco a trovarla. Sapreste aiutarmi? Vi ringrazio molto. Let’s clay

    1. Ciao Dario, non mi è mai capitato di utilizzare l’ulexite se non negli smalti che contengono Gerstley Borate, che è un materiale composto sia da ulexite che da coelmanite, entrambi minerali compisti da boro e calcio. Sapendo questo e conoscendo le quantità di boro che servono in quella formula (perché non vedo altri motivi forti per cui si dovrebbe usare l’ulexite in uno smalto) puoi tranquillamente procedere a sostituirla utilizzando una fritta oppure il Gerstley oppure con molta molta cautela la colemanite, ovviamente andando a ritoccare la chimica di quello smalto in modo da mantenere intatte le proporzioni.

  3. C’è qualcosa que possa trarsi da seger (relazione alcalini/alcalini terrosi e silica/alumina) che indichi l’idoneità di uno smalto a determinata temperatura di cottura (nel mio caso cono 4)?
    Ho letto che Seger e la mappa Sull sono state disegnate per i comportamenti de smalti a cono 11. Certo che si possono “adattare” formule, ma in quel caso quanto boro aggiungere? e se la fritta va al posto di cuale componente o semplicemente si aggiunge alla base 100?
    scusate il mio italiano, fa da tempo che non l’uso…

    1. Ciao Martin, la domanda che fai è molto bella ma anche molto complessa e richiede una risposta altrettanto articolata. La Stull chart può essere utilizzata per qualsiasi cono, la quantità di boro utilizzabile per abbassare la temperatura ovviamente è strettamente dipendente dalla temperatura di arrivo. La quantità di boro che serve per abbassare la temperatura da cono 10 a cono 4 dovrebbe essere tra 0.20 e 0.25 e può essere introdotta sicuramente con una fritta, la quantità della fritta dipende da che fritta è (ce ne sono infinite varianti) e di conseguenza quanto boro contiene, ma anche quanti altri fondenti si porta con se andando a modificare i rapporti tra i fondenti inizialmente presenti in una ricetta. Purtroppo la risposta richiede un discorso molto ampio che non è molto facile da trascrivere.

      1. grazie della tua risposta. Utilizzando la calcolatrice di glazy.org appena appena ho potuto far salire il numero boro… Le fritte sono un rompicapo anzi in Argentina ce ne sono al massimo 6 che si possono acquistare in commercio e non hanno schede tecniche. Comunque io volevo formulare direttamente per il cono target. Magari è un pregiudizio ma aggiungere fritte mi fa pensare a smalti “indebolliti”.
        quando facevo probe con fritte piombiche ero soddisfatto, mentre che boro…
        buona fattura, buona formulazione, buona cottura!Grazie

        1. Dunque, in merito alla ‘debolezza’ dello smalto quello dipende soprattutto dal bilanciamento dei fondenti alcalini con le terre alcaline, o più semplicemente la fritta apporta tutte le quantità che servono ad uno smalto per essere ‘robusto’ in più la fusione risulta un pochino più facilitata proprio dal fatto che la fritta è fatta di materiali già fusi e diventati vetro, che poi è stato macinato. La fritta è un prodotto standard che elimina del tutto la variabilità dei materiali raccolti in natura, oltretutto, ma, trattandosi di formule industriali sono vincolate, alcune più, alcune meno, dal segreto industriale e di conseguenza le aziende produttrici rilasciano la composizione molto molto poco volentieri. In ogni caso potresti informarti su chi produce le fritte che usi, e magari rivolgerti direttamente al produttore, e non al rivenditore.

          1. Come dici tu le aziende produttrici non rilasciano le schede. Siccome volevo qualcosa più “elegante” che aggiungere fritte a tenti (non ne sappiamo la composizione) proberei il tratto più lungo: come dici tu arrivare a un buon bilancio tra i flux. Comunque, da noi il litio è tanto caro quanto l’ossido di stagno.
            Grazie dei tuoi commenti. Se sapete, voi o qualcuno dei tuoi lettori, formule base per cono 4, condividetele 😉

    2. LA FORMULA SEGER PERMETTE DI CALCOLARE GLI SMALTI SIA A BASSA CHE AD ALTA TEMPERATURA, IO LA HO STUDIATA A SCUOLA TANTI ANNI FA E LA UTILIZZO ANCORA OGGI SIA PER CONFRONTARE FORMULE DI SMALTI CHE DI IMPASTI. SE HAI QUALCHE DOMANDA POSSO DARTI DIVERSE INDICAZIONI

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